Sanity System: al VII Congresso Internazionale AMIT presentata la sanificazione con l'ozono in ambito veterinario

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Il tema dell’antibiotico-resistenza al centro del VII Congresso Internazionale AMIT tenutosi a Milano. Le conseguenze sulla salute umana a seguito di un incontrollato utilizzo di antibiotici in zootecnia. AMIT – Antibiotico resistenza negli animali, danni anche per l’uomo e per l’ambiente. Necessario l’approccio “One Health”. “Se le resistenze microbiche nell’uomo sono oggetto di crescente attenzione, una preoccupazione di portata non inferiore viene dall’impiego eccessivo e spesso incontrollato negli animali, specie in paesi ‘emergenti’ in cui l’allevamento rappresenta un’attività economica di particolare rilievo” spiega il prof. Massimo Galli, Presidente SIMIT – Società Malattie Infettive e Tropicali e Presidente del Congresso AMIT.   LA RESISTENZA AGLI ANTIBIOTICI NEL MONDO ANIMALE - “Se le resistenze microbiche nell’uomo sono oggetto di crescente attenzione, una preoccupazione di portata non inferiore viene dall’impiego eccessivo e spesso incontrollato negli animali, specie in paesi ‘emergenti’ in cui l’allevamento rappresenta un’attività economica di particolare rilievo” spiega il prof. Massimo Galli, Presidente SIMIT – Società Malattie Infettive e Tropicali e Presidente del Congresso AMIT. L’entità del fenomeno è, appunto, assai rilevante. Nel 2013 sarebbero state utilizzate negli animali più di 131mila tonnellate di antibiotici, a fronte di un utilizzo, stimato conservativamente, di 63mila tonnellate nel 2010. Un trend che, se non contenuto, porterebbe entro il 2030 a un consumo mondiale superiore alle 200mila tonnellate di antibiotici per anno. La sola Cina nel 2013 ne avrebbe utilizzato 78.200 tonnellate, gli Stati Uniti 9.476, il Brasile  6.448, l'India 2.633, la Spagna, prima in Europa, 2.202. L’Italia non sarebbe molto lontana da questo ordine di grandezza, con un consumo negli allevamenti di tre volte superiore a quello della Francia e di cinque volte a quello del Regno Unito e pari al 71% del totale degli antibiotici commercializzati nel Paese, rispetto all’84% della Cina e a un del  tutto simile 70% degli USA. Meno definito è il quantitativo complessivo di antibiotici utilizzati in acquacoltura, che dovrebbe però essere stato ridimensionato dalle normative e dall’uso di vaccini. LE CONSEGUENZE PER L’UOMO - L’uso di antibiotici negli animali d’allevamento rappresenta una fucina di nuove resistenze microbiche di particolare estensione e pericolosità per la loro possibile diffusione nell’ambiente. È stato calcolato che, nel mondo, ogni dieci minuti vengano somministrati agli animali circa due tonnellate e mezzo di antibiotici, e questo solo per favorirne la crescita; questi antibiotici sono destinati a passare in vario modo al cibo e all’ambiente. Alcuni microrganismi multiresistenti di origine animali, tra cui ad esempio alcuni ceppi di salmonelle, sono stati individuati come responsabili di malattie di origine alimentare nell’uomo. Grandi quantità di antibiotici ancora attivi presenti nelle deiezioni umane finiscono negli scarichi, dai quali, specie nei paesi in cui i sistemi fognari sono meno efficienti e sicuri, possono riversarsi nell’ambiente. Altrettanto accade per i residui di produzione e le deiezioni animali proveniente dagli allevamenti. APPROCCIO “ONE HEALTH” - In Italia, l’entità del problema della resistenza dei batteri agli antibiotici è nota da tempo alle istituzioni. Già nel 2017 è stato emanato dal Ministero della Salute il Piano Nazionale di Contrasto all’Antibiotico Resistenza (PNCAR): in questo Piano si evidenzia che l’obiettivo primario per ridurre la diffusione delle resistenze è l’approccio “One Health”, secondo il quale il ridimensionamento del fenomeno passa per azioni volte a controllo della diffusione delle resistenze non solo a livello umano, ma anche negli animali e nell’ambiente. Attualmente, tutte le organizzazioni sanitarie sono orientate a modelli di gestione che superino la dicotomia tra ospedale e territorio. Tuttavia, solo alcune regioni d’Italia hanno già attivato le azioni previste nel PNCAR. “E’ necessario implementare alcuni punti fondamentali” spiega il prof. Massimo Galli. “Bisogna favorire percorsi che facilitino la tempestività della diagnosi e, di conseguenza, terapie mirate, potenziando negli ospedali i servizi di diagnostica microbiologica e di controllo delle infezioni. In secondo luogo, si deve limitare il più possibile la somministrazione di antibiotici di terzo livello, ricorrendo a regimi terapeutici alternativi che consentano di preservarne l’utilizzo. È inoltre possibile, in molti casi, ridurre la durata dei trattamenti. Recenti studi dimostrano che in quasi il 70% delle terapie antibiotiche i tempi di somministrazione possono essere ridotti anche del 30%-40%. LA TECNOLOGIA A SUPPORTO ANCHE DEI MEDICI VETERINARI – Presentate molteplici proposte nell’ambito del Congresso AMIT di Milano, per far fronte a questa emergenza. Una di queste è una soluzione totalmente made in Italy creata da un imprenditore padovano, Vittorio Hans Pinto, 35 anni, che ha molto viaggiato all’estero tra Svezia e Stati Uniti prima di far ritorno in Italia e ricevere diversi riconoscimenti per questo suo brevetto. Si tratta di una macchina che mediante l’ozono elimina quasi il 100% di batteri, germi, virus, lieviti, muffe, funghi, spore, pollini e acari presenti in un ambiente rendendolo sanificato, puro. Tra gli ambienti più comuni da sanificare con l’ozono attraverso un semplice dispositivo che è trasportabile e in pochi minuti sanifica diversi metri quadri di superficie, vi sono, tra gli altri, proprio gli ambulatori veterinari allestiti per le operazioni di animali randagi. Un interessante caso di applicazione è quello della Associazione LAV (Lega Anti Vivisezione) nell’isola di Lampedusa, a cui l’azienda ha donato l’apparecchio per la sanificazione. Sull'Isola di Lampedusa vivono oltre 130 cani randagi, non identificati né sterilizzati: questa situazione non solo non fa bene ai cani, ma nemmeno alla convivenza con cittadini e turisti. È dunque fondamentale risolvere questa emergenza. “Il Sany Water Plus è uno strumento che può aiutare una struttura sanitaria a essere più sicura dal punto di vista microbiologico, abbattendo drasticamente la diffusione di malattie infettive: l’obiettivo è fare prevenzione e arginare la diffusione delle infezioni” spiega Vittorio Hans Pinto. IL CONGRESSO - Si è svolto giovedì 14 e venerdì 15 marzo a Milano, presso la Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche, Piazzale Morandi, 2, il VII Congresso Internazionale AMIT, Argomenti di Malattie Infettive e Tropicali, organizzato e presieduto dal Prof. Marco Tinelli, Direttore dell'Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive e Tropicali - Azienda Ospedaliera di Lodi, nonché Tesoriere SIMIT - Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali. Due giorni di approfondimento su batteri, patologie infettive e nuovi rimedi, con oltre trecento specialisti provenienti da tutta Italia e dall’estero. Obiettivo primario del Congresso è la presentazione delle più significative novità nel campo delle malattie infettive con particolare attenzione alla gestione delle patologie da batteri multi resistenti (MDR).



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